Movimento consapevole: la storia di Giada Tessari
Giada Tessari mentre esegue un esercizio di movimento consapevole in studio

Dentro il corpo che sente, la storia di Giada Tessari

Il modo in cui ci muoviamo racconta molto più della nostra forza fisica. Rivela quanto sappiamo ascoltare, come reagiamo allo stress e quali spazi interiori riusciamo a lasciare al respiro.

Per molte persone il corpo diventa un automatismo: efficiente, sì, ma poco presente. A quel punto il movimento non è più esperienza, ma routine.

La storia di Giada Tessari prende forma da un’intuizione semplice. Il corpo non è una macchina da allenare ma un luogo vivo che percepisce, comunica e si adatta. È questa idea, costruita in anni di pratica e ricerca, che guida ogni giorno il suo lavoro come insegnante certificata del Metodo Ipopressivo Multidisciplinare.

Le radici che affondano nel movimento

Giada racconta che ha vissuto per anni nel mondo delle piscine e che, una volta atterrata a terra, ha continuato a esplorare discipline diverse. 

Atletica leggera agonistica, nuoto, danze caraibiche, aerobica, Pilates, Yoga e tessuti aerei. Ogni pratica ha aggiunto un tassello alla sua idea di benessere.

Una frase riassume perfettamente il suo approccio recita:  “L’attività motoria è come l’alimentazione, deve essere varia, seguire le stagioni della vita, essere piacevole e sostenere la consapevolezza.

Nelle sue parole emerge spesso un concetto chiaro. L’inconsapevolezza, spiega, riduce l’efficienza sensoriale, porta a minor autonomia e, alla lunga, può creare isolamento:

Non basta che il corpo funzioni. È importante che senta, percepisca e partecipi alla vita in modo adattivo e adattabile” e prosegue “per me l’attività motoria sportiva deve avere questa valenza”.

Le origini dell’insegnamento

Le prime esperienze arrivano con l’acquagym. Giada ricorda di essersi sempre lasciata guidare dalla curiosità e dalla voglia di imparare.

Non tutte le novità, dice, hanno a che fare con il benessere, e per questo ha sempre cercato coerenza e senso nelle proposte formative.

Oggi racconta che insegna prevalentemente Pilates, reformer e ginnastica ipopressiva con il metodo multidisciplinare ma:

Non disdegno qualsiasi corso di gruppo come total body o functional training, insegnati con giudizio. Pensa che la mia allieva più giovane ha 15 anni, la più esperta 80 anni.”

Nel Metodo Ipopressivo Multidisciplinare il lavoro nei corsi di gruppo non si riduce a una sequenza standard di esercizi uguale per tutte le persone presenti. La progettazione delle lezioni tiene conto dell’età, della storia corporea, delle eventuali fragilità e degli obiettivi di ciascuno. 

Per questo parlare di gruppi eterogenei non significa accettare compromessi al ribasso, ma creare contesti in cui il carico viene modulato e ogni corpo può lavorare in sicurezza.

Giada Tessari in un esercizio di movimento consapevole e controllo del corpo

Il corpo come spazio emotivo

Il rapporto di Giada con il movimento si approfondisce quando la sua storia personale entra in dialogo con la pratica quotidiana.  Racconta che il non aver avuto figli e la lunga ricerca della maternità l’hanno portata ad avvicinarsi con maggiore attenzione al Pilates, allo Yoga e al lavoro miofasciale

Il corpo è diventato il luogo in cui elaborare ciò che accadeva, un terreno in cui trovare stabilità mentre le emozioni cambiavano forma.

Essere stata madre affidataria e adottiva mi ha fatto scegliere ancor di più tutto ciò che collega corpo, mente, emozioni” racconta che “In questo viaggio tre figure professionali hanno rappresentato delle tappe decisive”.

Giada cita nell’ordine Boris Bazzani, Rita Valbonesi e Mimì Rodriguez Adami, ognuno capace di offrire uno sguardo diverso sul corpo, sulla postura, sulla fascia e sul modo in cui emozioni e movimento dialogano tra loro.

L’incontro con il Metodo Multidisciplinare

Nel suo percorso formativo Giada aveva già frequentato due scuole diverse, ma nessuna delle due era riuscita a offrirle una struttura davvero solida. 

Racconta ciò che univa ciò che riteneva valido e lasciava andare tutto ciò che non le parlava, costruendo un metodo personale che però sentiva incompleto:

L’incontro con il Metodo Ipopressivo Multidisciplinare ha cambiato la mia direzione.” ed è “stato amore” afferma con naturalezza nell’intervista.

Una scelta immediata e istintiva che ha dato coerenza a tutto ciò che stava già facendo. Il MIM le ha permesso di integrare le sue esperienze pregresse, di approfondire aspetti tecnici che le mancavano e di ritrovare un filo comune tra postura, respiro, tensegrità, decompensazione attiva e consapevolezza sensoriale.

Il valore aggiunto, spiega, sta nella multidisciplinarietà. Non una tecnica singola, ma un sistema che ragiona sul corpo nella sua interezza, con un linguaggio compatibile con ogni fascia d’età e con storie corporee molto diverse.

La struttura del metodo le ha restituito un modo più chiaro di leggere ciò che accade nelle persone che segue, dando spazio sia alla pratica sia alla percezione.

Giada Tessari mentre esegue un esercizio di movimento consapevole in studio

I cambiamenti vissuti in prima persona

Il primo cambiamento arriva dal respiro. Giada racconta di aver sviluppato una percezione tridimensionale nuova, più ampia e meno rigida. 

Ha iniziato a lasciare andare invece che trattenere, a riconoscere il valore della tensegrità rispetto alla sola tonificazione muscolare. Nel tempo queste esperienze sono entrate anche nei momenti più ordinari della giornata:

Quando sono ferma, in auto o in coda, respiro tridimensionalmente” e spiegando come, questa abitudine, abbia migliorato la qualità del riposo e la gestione dello stress.

La trasformazione più profonda riguarda però la salute personale: “Ho risolto i miei problemi di endometriosi” racconta con semplicità, lasciando intuire quanto il metodo abbia inciso non solo sulla postura ma anche su aspetti più delicati della sua vita.

I benefici osservati nelle persone che segue

Negli anni Giada ha raccolto risultati concreti e ripetuti nelle sue classi. Le persone che seguono il MIM riportano una riduzione evidente del girovita anche senza dieta, una postura più chiara, un respiro più efficace, una diminuzione dello stress e un sonno più regolare.

Molte descrivono miglioramenti legati a incontinenza, prolassi e diastasi. Altri parlano di un cambiamento percettivo, come se ci fosse più spazio tra le vertebre e meno peso nella zona del basso ventre.

Ci sono testimonianze che colpiscono in modo particolare. Tra queste, la riduzione del girovita a riposo che va dai tre ai sette centimetri senza alcuna modifica alimentare: “Il MIM sgonfia l’addome e asciuga dall’interno”.

Un messaggio per chi si avvicina al metodo

Giada crede nella continuità più che nella genetica e sostiene che,  tempo, pazienza e pratica costante abbiano un valore superiore alle predisposizioni individuali.

Vivere a lungo in salute dipende da noi” afferma, ricordando che la consapevolezza corporea non è un dono ma un percorso.

Chi lavora con lei ritrova spesso tre idee chiave che riassumono il suo approccio.

  • Il respiro è vita e la fascia è il suo linguaggio.
  • Radicarsi, lasciare andare e respirare in 3D sono i punti di partenza per una vita multisensoriale.
  • La rivoluzione più grande è la riscoperta del respiro tridimensionale.

È questa combinazione che la rende un punto di riferimento per chi desidera avvicinarsi al Metodo Ipopressivo Multidisciplinare con serietà e consapevolezza.

Giada condivide il suo percorso e il suo modo di intendere il movimento anche sui social, come estensione naturale del lavoro in studio.

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