Nell’ambito ostetrico si parla spesso di ascolto, ma più raramente di postura. Vengono menzionati il pavimento pelvico, le contrazioni e il respiro, ma quasi mai si approfondisce il profondo legame tra questi elementi e ciò che il corpo comunica, anche quando è in silenzio.
Letizia Consonni, ostetrica libera professionista, ha compreso questa connessione nel tempo. Ha trovato la sua chiave di lettura in un approccio innovativo che è diventato parte integrante del suo lavoro quotidiano: il Metodo Ipopressivo Multidisciplinare (MIM).
Il MIM non è solo una tecnica ma è un modo per ripristinare l’equilibrio del corpo, rafforzare il core e migliorare la funzionalità pelvica, ponendo l’accento sulla sinergia tra postura, respiro e muscolatura profonda.
In questa intervista Letizia ci racconterà come questo metodo le abbia permesso di offrire alle sue pazienti un percorso riabilitativo più completo e consapevole. Continua a leggere.
Dalla formazione accademica alla pratica integrata
L’incontro con il Metodo Ipopressivo Multidisciplinare (MIM) non è stato immediato per Letizia.
Prima, c’è stata la laurea in Ostetricia all’Università degli Studi di Pavia nel 2017, e appena un anno dopo la decisione di aprire la partita IVA, iniziando a costruire il suo percorso professionale come libera professionista. La svolta, tuttavia, arriva in modo del tutto inaspettato: grazie a un corso gratuito sul pavimento pelvico.
“È stato un colpo di fulmine. All’università se ne parlava poco, quasi marginalmente. Ma io ho sentito subito che lì c’era qualcosa da approfondire. Ho iniziato a frequentare corsi, formarmi, studiare.”
Nel giro di pochi anni, Letizia costruisce una solida competenza nella riabilitazione del pavimento pelvico, applicata ai disturbi uro-ginecologici, colon-proctologici, alla gravidanza e al post parto. Ma soprattutto, sviluppa una visione globale del lavoro ostetrico.
“Per me ogni donna è un insieme complesso di apparati, emozioni, storie. Non basta lavorare sui sintomi. È fondamentale considerare anche la postura, la respirazione, la relazione con il proprio corpo.”
È proprio in questo approccio sistemico, che punta a una visione olistica della donna e del suo benessere, che il Metodo Ipopressivo Multidisciplinare (MIM) entra in gioco, fornendo a Letizia gli strumenti per integrare e ampliare ulteriormente la sua pratica.

L’incontro con il MIM: prima su di sé, poi sulle pazienti
A suggerirle il MIM è un collega chinesiologo, Marco Antonioli, che già lo utilizza da tempo con risultati evidenti. Letizia osserva, si incuriosisce, e nel 2024 decide di iniziare la formazione. Conclude il percorso con l’esame nel marzo 2025, ma l’intuizione che funziona arriva prima, e arriva dal corpo.
“Il primo effetto l’ho sentito su di me. Avevo una postura sbilanciata, dolori alla schiena. Dopo i primi due giorni di corso, quei fastidi erano spariti.”
Da lì, la scelta è chiara: portare quel cambiamento anche alle donne che segue in studio. E i risultati non tardano ad arrivare.
“Ho cominciato a inserire alcune posizioni nelle sedute. Le pazienti non solo avvertivano miglioramenti nella zona pelvica, ma anche nella postura, nella respirazione, nella percezione del corpo. Era un effetto a catena.”
Riabilitare non è solo “chiudere una falla”
Letizia è categorica: il MIM non è un optional, ma uno strumento indispensabile. Soprattutto in un ambito, come quello ostetrico, dove ancora oggi persistono molte semplificazioni e credenze obsolete.
“Il falso mito più diffuso? Che bastino gli esercizi di Kegel. Ma non sono terapeutici, sono solo propriocettivi. E comunque, senza lavorare su addome e postura, non si arriva da nessuna parte.”
Il Metodo Ipopressivo lavora in profondità su tutti questi aspetti, restituendo alla donna non solo funzionalità, ma anche una nuova consapevolezza del proprio corpo.
“In gravidanza può essere uno strumento prezioso per preparare al parto. Nel post parto favorisce un ripristino dolce della pressione addominale e aiuta gli organi a tornare al proprio posto. Ma soprattutto, insegna una postura corretta e un uso armonico del corpo.”
Definendolo tra l’altro anche una componente estetica: “Scapole larghe e basse, testa allungata verso l’alto, bacino in posizione neutra. Basta osservarli per vedere la differenza: un corpo curvo, con pancia prominente e glutei bassi, non è solo una questione estetica. È un segnale di squilibrio funzionale.”
Il MIM, quindi, non si limita a trattare i sintomi, ma mira a ristabilire un equilibrio complessivo, migliorando la qualità della vita delle donne a 360 gradi.

Lo stupore come inizio di un cambiamento
Tra le reazioni più frequenti che Letizia raccoglie dopo una seduta, ce n’è una che ama particolarmente raccontare ed è lo stupore: “Le donne” ci racconta nell’intervista “scoprono muscoli che non pensavano nemmeno di avere. E soprattutto capiscono che possono imparare a usarli.”
Ed è proprio in questo spazio di scoperta che il MIM mostra la sua forza: non solo come tecnica, ma come esperienza trasformativa continua. Lei stessa ne è la prima testimone: “Ho imparato ad ascoltarmi di più. A prendermi cura del mio corpo anche nella quotidianità. Integro le posizioni MIM prima e dopo l’allenamento, per preparare e poi allungare i muscoli. È diventato parte di me.”
Il MIM si rivela quindi un percorso che porta a una maggiore consapevolezza corporea, permettendo alle donne di riappropriarsi del proprio benessere e di integrarlo nella vita di tutti i giorni.
Un lavoro che accelera, un metodo che unisce
Letizia crede fermamente nel valore della rete professionale. Collabora regolarmente con nutrizionisti, psicologi e chinesiologi, consapevole che l’integrazione di competenze diverse sia un punto di forza insostituibile. Questo approccio multidisciplinare si riflette perfettamente nel Metodo Ipopressivo (MIM), che non solo mette in relazione i diversi sistemi corporei, ma incoraggia anche una sinergia tra professionisti per il benessere completo della persona.
“Da quando uso il MIM, i percorsi di riabilitazione si accorciano. Le donne arrivano prima agli obiettivi. E questo mi dà una soddisfazione enorme. Finalmente ho uno strumento che completa davvero quello che già facevo.”
La testimonianza è chiara e diretta: il MIM non è un semplice modulo da aggiungere alla pratica esistente, ma una lente innovativa attraverso cui osservare e comprendere meglio il corpo. Un cambiamento nella postura, un respiro più profondo e una muscolatura che si risveglia non sono solo miglioramenti fisici; sono segnali di un ritrovato equilibrio e consapevolezza.
In fondo, riabilitare è proprio questo: aiutare il corpo a ricordare e riscoprire la sua intrinseca forza e armonia.
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