Per chi arriva da un passato sportivo competitivo, il corpo è spesso abituato a rispondere a obiettivi, prestazioni, risultati misurabili.
È da qui che prende forma il percorso di Claudia Mura, insegnante di yoga che, a un certo punto, sente l’esigenza di cambiare profondamente approccio all’attività fisica e al modo di stare nel corpo. Lo yoga entra nella sua vita come risposta a una ricerca di benessere più ampia, capace di sostenere non solo il corpo ma anche la dimensione mentale.
Dopo anni di pratica agonistica, in cui la competizione rappresentava il centro dell’allenamento, emerge la necessità di uscire da una logica performativa che aveva portato a una sensazione di saturazione. Non si tratta di abbandonare il rigore, ma di trasformare il significato, spostando l’attenzione dall’obiettivo all’ascolto.
L’incontro con il Metodo Ipopressivo Multidisciplinare
L’incontro con il Metodo Ipopressivo Multidisciplinare nasce da un’esigenza concreta e professionale. Alcune allieve iniziano una gravidanza e si apre il bisogno di poterle accompagnare nel post partum con maggiore consapevolezza.
È in questo contesto che Claudia entra in contatto con la ginnastica ipopressiva, cercando strumenti che le permettano di lavorare in modo più preciso e rispettoso dei cambiamenti del corpo. Fin dalle prime fasi della formazione MIM, il metodo risulta immediatamente comprensibile:
“Il MIM mi ha parlato subito” racconta Claudia“ ho trovato molto interessante la base teorica, ottimo l’approccio, graduale e preciso.”
La solidità della base teorica, l’approccio graduale e la cura con cui viene costruito il percorso restituiscono una sensazione di coerenza. Non un insieme di esercizi da aggiungere alla pratica, ma un sistema strutturato che aiuta a leggere ciò che accade all’interno del corpo con maggiore chiarezza.

Gli strumenti che arricchiscono la pratica yoga
Da insegnante di yoga, uno degli aspetti più rilevanti del MIM è la possibilità di comprendere e trasmettere meglio le azioni muscolari interne. Il metodo fornisce strumenti utili per rendere più leggibile quel lavoro profondo che nella pratica yoga è spesso presente, ma non sempre facilmente comunicabile, soprattutto sul piano didattico.
“Il metodo MIM mi ha fornito strumenti per comprendere meglio e trasferire meglio le azioni interne muscolari che possono essere utili nella ricerca di alcuni bandha nella pratica yoga. “
Il risultato non è un sovraccarico di contenuti, ma un aumento della consapevolezza con cui si guida il movimento e la postura, sia nella pratica personale sia nell’insegnamento.
Attività nella staticità
Un punto di contatto fondamentale tra yoga e Metodo Ipopressivo Multidisciplinare è il lavoro nella staticità. Le posture yoga vengono talvolta percepite come semplici perché statiche, ma in realtà richiedono un’intensa attività interna.
Stabilità e allineamento non sono condizioni passive, ma il risultato di azioni muscolari continue e precise.È la stessa qualità di lavoro che si ritrova nel MIM, dove la postura diventa uno spazio attivo, abitato e sostenuto, capace di sviluppare forza e consapevolezza senza forzature.
Il respiro come filo comune con lo yoga
Nella pratica dell’Ashtanga yoga, il respiro è centrale, non solo come ritmo, ma come direzione e guida interna. L’apnea espiratoria e il vuoto addominale risultano quindi familiari, perché presenti anche in alcune tecniche yogiche. Approcciarsi dal punto di vista del MIM consente però di esplorarli con nuove chiavi di lettura, aggiungendo sfumature e profondità al lavoro già conosciuto.

“Ma non è già tutto respiro e postura?”
È una domanda che Claudia si sente fare spesso, soprattutto da altre insegnanti di yoga incuriosite dal Metodo Ipopressivo Multidisciplinare ma convinte che, in fondo, il lavoro sia già lo stesso.
Respiro, postura, consapevolezza corporea. La risposta non è una contrapposizione, ma un chiarimento. Le affinità esistono e sono molte, ed è proprio questo che rende l’incontro tra yoga e MIM così naturale. Allo stesso tempo, la finalità delle due pratiche è diversa. Ed è in questa differenza che si apre uno spazio di arricchimento reale.
Il Metodo Ipopressivo Multidisciplinare non sostituisce la pratica yoga, ma offre nuove chiavi di lettura, nuovi punti di osservazione e ulteriori livelli di approfondimento. Uno strumento che può nutrire sia la pratica personale sia la didattica, aiutando a lavorare con ancora più precisione e consapevolezza.
Due pratiche, un dialogo continuo
Nel suo percorso professionale, yoga e ipopressivi restano pratiche complementari. Ognuna mantiene una propria identità, ma il dialogo tra i due approcci è costante e naturale. Il Metodo Ipopressivo Multidisciplinare diventa uno strumento di arricchimento capace di ampliare la consapevolezza corporea e offrire nuove possibilità di lavoro, sia nella pratica personale sia nella didattica.
L’insegnamento oggi si muove in questa direzione: uno studio continuo, fatto di ascolto e integrazione, che mette al centro il corpo come spazio da abitare, non come qualcosa da correggere.
È possibile incontrare Claudia nei percorsi di pratica e insegnamento presso Dhārāna Shala Cagliari ASD, lo spazio in cui porta avanti il proprio lavoro tra approfondimento, ricerca e formazione. Il percorso prosegue anche attraverso i canali digitali, dove condivide riflessioni, pratica e momenti legati al respiro e alla didattica.
Se anche tu insegni yoga o lavori con il corpo e senti che respiro e postura non sono territori già esplorati, ma dimensioni da approfondire con maggiore precisione e consapevolezza, il Metodo Ipopressivo Multidisciplinare può rappresentare un passaggio naturale. Un modo per arricchire la pratica personale, affinare la didattica e confrontarti con una rete di professionisti che scelgono di lavorare in profondità, senza semplificazioni.
